IL PUNTO

24 ottobre 2019

L'Umbria ha bisogno della sua Camera di Commercio

di La Redazione

Riportiamo di seguito il testo integrale dell'intervista rilasciata dal presidente della Camera di Commercio di Perugia, Giorgio Mencaroni, al quotidiano "La Nazione" (uscita il 24 ottobre 2019)

Una volta per tutte presidente, la vera ragione per cui non è ancora nata la Camera di Commercio dell’Umbria…

“L’iter della riforma del sistema camerale si è incagliato sul numero: 60 camere in luogo delle 105 esistenti in Italia. L’intero sistema camerale fin dall’inizio ha mal sopportato l’impianto della riforma, con alcune camere poi che hanno cercato di fermare la riforma – e le fusioni – ricorrendo al TAR. Tra le Camere di Commercio ricorrenti, quella di Terni. Risultato: blocco del processo di istituzione della Camera di Commercio dell’Umbria”.


Sembrava esserci accordo tra le Camere di Perugia e Terni?

“In diverse occasioni entrambe le camere si sono pronunciate per la fusione, con interventi pubblici, atti e delibere. E se nel 2015 la Camera di Terni non era riuscita a raggiungere la maggioranza qualificata per deliberare l’accorpamento, nel 2017, al contrario aveva approvato la denominazione stessa di “Camera di Commercio dell’Umbria”, dando mandato al Segretario Generale di predisporre gli atti necessari alla individuazione del logo. Di più. Il 1 marzo 2018, come disposto dal Ministero dello Sviluppo Economico, abbiamo effettivamente avviato - Camera di Perugia e Camera di Terni insieme - il processo di fusione, trasmettendo alla Regione, secondo
le indicazioni del Commissario ad Acta, i dati relativi alla composizione della base imprenditoriale delle due province, passaggio fondamentale per la costituzione dei nuovi organi statutari. A questo punto c’è stato il famoso ricorso di Terni e delle altre camere e tutto si è arrestato”.


La Camera di Commercio di Perugia non ha firmato ricorsi. Quindi Lei ritiene sbagliata questa scelta?

“Di sicuro un errore di prospettiva. Non discuto certo la legittimità della decisione. Ma non ne condivido le motivazioni. E mi preoccupano le conseguenze. L’Umbria, e questo mi pare di tutta evidenza, ha bisogno della sua Camera di Commercio. Ne ha bisogno il sistema economico e le migliaia di imprese che noi rappresentiamo”.


Lei dunque è convinto che la riforma e la conseguente fusione tra Perugia e Terni, non rappresenti la fine dell’autonomia della camera ternana, un passo ulteriore verso la spoliazione della provincia dei principali centri decisionali?

“Con chiarezza: la fusione non può essere letta come un azzeramento dei poteri e delle prerogative delle camere coinvolte. Perché così non è. Perché nasce un nuovo ente che i nostri attuali poteri ricomprenderà. Lo stesso decreto non autorizza questa interpretazione. Vorrei rassicurare il mio amico e collega presidente Flamini. La Camera di Commercio dell’Umbria è un passo avanti verso una razionalizzazione istituzionale, che non mi pare limiti, ma che anzi, offre una opportunità di crescita. Avremo una nuova istituzione, generata dall’esperienza dei due enti camerali perugino e ternano, posta a disposizione dell’intera comunità regionale. Una Camera di Commercio dell’Umbria, con tutte le tradizionali competenze, funzioni e attribuzioni (oggi allargate) del sistema, forte di una massa critica di 126.000 imprese, tra le più consistenti dell’intero sistema camerale nazionale.

A Terni il no alla soppressione è diventata una battaglia trasversale per la sopravvivenza, contro quello che viene presentato come lo scippo dell’ultima istituzione ternana. Che ne dice?

“Non mi trovo sulla linea di una difesa a coloritura campanilistica, tutta tesa a dimostrare che alla fine la Camera di Terni sarà cannibalizzata da quella di Perugia. Ma questa è una forzatura basata sul nulla. Peraltro, mi pare si dimentichi un passaggio decisivo: con la fusione, vengono formalmente meno entrambe gli enti: chiude Terni e Perugia insieme. E se Terni piange pensando ai suoi 91 anni di storia, allora cosa dovremmo fare noi a Perugia che di anni ne abbiamo 185. Non è questo che conta, non è questa la visione che deve ispirare l’azione di amministratori camerali responsabili, pragmatici. E lungimiranti. Dobbiamo impegnarci a ricreare i nostri due enti
provinciali in un nuovo ente regionale, ricercando la migliore Camera di Commercio dell’Umbria possibile. Perché un fatto è certo: l’Umbria ha bisogno della sua Camera di Commercio! La riforma camerale ora va completata… ”.


Presidente è vero o non è vero che, se si realizzasse la Camera dell’Umbria, Terni finirebbe per scontare una durissima penalizzazione in termini di rappresentanza e potere decisionale?

“Leggete bene il testo del Decreto. In caso di “unione” - non accorpamento, perché nessuno accorpa l’altro – la sede legale del nuovo ente camerale regionale, viene indicata a Perugia, in quanto capoluogo di Regione. Con Terni che non perde la sua sede e con essa mantiene il pieno controllo di tutte le funzioni e le attività. Dunque il contatto diretto con i suoi referenti sul territorio. Gli organi camerali della nuova istituzione regionale, democraticamente eletti, garantiscono una piena rappresentazione dei territori di Perugia e Terni. In caso di presidenza espressione della camera perugina a Terni andrebbe la vice presidenza. O viceversa. Equità e trasparenza anche
nella formazione della Giunta. Gli organici non subiranno contrazioni a causa della fusione”.


Intanto però, non si fanno passi avanti. Per cattiva volontà o cosa? Da parte sua, poi, il Governo sembra metterla giù pesante e vuole commissariare per decreto le camere che non si accorperanno entro il 31 marzo 2020…

“Credo ancora nella capacità di trattare. Ma un fatto è certo. E’ necessario andare avanti. A questo punto ne va della nostra credibilità. Con il rischio di vederci imposte soluzioni più penalizzanti e fuori dal nostro controllo.

 



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