RACCONTAMI L'UMBRIA

2 Marzo 2018

L’Umbria mistica dove si ascolta il silenzio

Articolo partecipante a Raccontami l'Umbria 2019 - sezione Turismo Ambiente e Cultura

di Maria del Carmen del Vando Blanco

Una delle possibili ragioni per la grande concentrazione di luoghi santi in questa regione italiana potrebbe essere la sua distanza dal mare, che per secoli ha fatto sì che questa zona vivesse appartata dal resto del paese. Una spiritualità che si respira ancora nei suoi sentieri, nelle basiliche e nei santuari disseminati fra le colline. Offriamo un percorso per la cittadina di Terni, dove fu vescovo san Valentino, Spoleto o Assisi. Oltre a san Valentino, patrono dell’amore, ricordato nel giorno della sua decapitazione, moltissimi furono i personaggi che incarnarono la santità nel territorio umbro, tra i quali ricordiamo Benedetto, Scolastica, Francesco, Clara, Angela, Rita, Veronica e tante altre anime anonime.

A 113 km da Roma, all’uscita dalla regione, sorge Terni, una località ricordata come memoria geografica del vescovo e martire san Valentino (Terni 176 - Roma 273), venerato in tutto il mondo come protettore degli innamorati (sembrerebbe che, nonostante il divieto ufficiale, in veste di sacerdote celebrasse matrimoni tra pagani e cristiani). Fu vescovo di Terni a partire dal 197. In questa città si erige la basilica che porta il suo nome e dove sono conservati i suoi resti. Adorato per il suo onesto comportamento, pio, umile e caritatevole, già in vita fu considerato santo per i miracoli di cui fu protagonista.

Dopo aver ottenuto la grazia dall’imperatore Claudio, con l’arrivo di Aureliano venne arrestato, condannato e decapitato il 14 febbraio, giorno della sua commemorazione. Sulla sua tomba, nel IV secolo, venne eretta una basilica dove erano ancora custodite molte delle sue reliquie. La prima basilica di San Valentino venne costruita su un antico cimitero cristiano, ma fu poi distrutta nel VI secolo. Nel XIII secolo la chiesa venne ricostruita e terminata nel XVII secolo. Nel 1630 i resti del santo vennero posti in un’urna d’argento, situata sotto l’altare maggiore, dove si trovano ancora oggi. Secondo la tradizione in questa stessa basilica il 14 febbraio si celebra la Festa della Promessa: coppie provenienti da tutta Italia e da altri luoghi del mondo si scambiano una solenne promessa di matrimonio mentre le coppie con molti anni di unione sacramentale alle spalle rinnovano i loro voti.

Ciononostante, senza alcun dubbio è san Francesco (Assisi, 1182-1226) il figlio più conosciuto dell’Umbria, una terra che continua a essere permeata dal messaggio di amore e di pace predicato dal “poverello di Assisi”.  Canonizzato nel 1228, quel piccolo grande uomo definiva sé stesso “simplex et idiota”, pur essendo un genio della poesia e un mistico innamorato di Dio. Chiamava tutte le sue creature, lodandole per la loro bellezza, forza e umiltà: fratello Sole, sorelle stelle “chiare e belle”, sorella acqua “umile, utile, preziosa e casta” e sorella persino la morte, naturale per un santo che desiderava riunirsi con Dio, convertendosi, con le stigmate della crocefissione nella sua propria carne, in un alter Christus.

Francesco attraversò tutta la regione e lasciò un segno profondo perché la sua fede rappresentava l’evangelizzazione della società del tempo e si convertì in un esempio per credenti e non credenti. Numerose sono le zone impregnate di segnali francescani in cui si vivono esperienze spirituali particolarmente intense in assoluta armonia con la natura. Molti pellegrini decidono di abbracciare questa spiritualità seguendo uno degli itinerari attraverso La Verna, Montecasale, Città di Castello, Umbertide, Gubbio e naturalmente Assisi, con la sua magnifica basilica magistralmente ricostruita dopo il terremoto che la danneggiò enormemente, e la chiesa di San Damiano, restaurata da San Francesco. La sua compagna, amica e confidente Clara (Assisi, 1193-1253) seppe tradurre lo spirito francescano maschile al femminile, radicalizzando l’ascetismo e il misticismo oltre a dar vita, seguendo l'esempio dell’ordine francescano, all’ordine delle Clarisse.

Nel territorio della località umbra di Norcia, terra natale di san Benedetto (Norcia, 480 - Montecassino, 547), duramente mutilata dagli ultimi terremoti - 21 chiese sono state completamente o parzialmente danneggiate e degli hotel esistenti solo uno, il Seneca, del XVI secolo, si è salvato - rimangono miracolosamente in piedi antiche abbazie, dall'architettura solida e robusta come fortezze, testimoni di un periodo storico burrascoso ma anche glorioso per il monacato benedettino, che contribuì alla creazione delle fondamenta culturali di tutta l’Europa. Dai monti di Norcia, tra verdi boschi e floride pianure, partì san Benedetto, quel gigante dello spirito, patrono d’Europa dal 24 ottobre 1964, accompagnato dalla sorella gemella Scolastica, in direzione di Roma, per recarsi alle grotte di Subiaco e infine a Montecassino nel 529, esempio e modello per tutti i monasteri benedettini che sarebbero sorti in ogni angolo d’Europa. Con la sua regola insegnò ai monaci che pregare è un’”opera divina” e che lavorare è una missione pienamente e degnamente umana: ricordiamo che il suo motto era ed è ora et labora. Così San Benedetto, fondatore dell’ordine maschile, e Scolastica, della congrega femminile, furono succeduti nel corso del tempo da riformatori che aggiunsero al carisma originale una speciale e peculiare spiritualità (come quella di San Romualdo). Da Norcia, i loro sentieri si diramano tra Spoleto, Terni, San Cassiano e Narni, autentici gioielli artistici e architettonici.

Da parte sua, la santità femminile umbra diede vita a un gruppo di donne che vollero unirsi misticamente come spose di Cristo. Di esse incontriamo suggestivi esempi che parlano con umiltà e modestia dell'arte popolare come ampia e profondamente popolare è la devozione che le anima. Da Scolastica a Clara di Assisi, la santità femminile si concretizza in Clara di Montefalco, mistica di umili origini che seppe correggere gli errori teologici dei suoi visitanti come la francescana, “maestra dei teologi”, la beata Angela da Foligno e anche, nella stessa località, la beata Angelina da Montegiove, cha abbandonò un’esistenza nobile per abbracciare la povertà. A Cascia maturò in anni di preghiera e sofferenza la speciale virtù di Rita (Roccaporena, 1381 - Cascia, 1457), chiamata dal popolo “la santa dell’impossibile”. La sua casa natale si conserva ancora con venerazione e dalla sua finestra è possibile vedere lo Scoglio sacro dove Rita si ritirava per pregare e meditare, mentre la maestosa basilica dove viene venerata risale al 1943. Una vera lavoratrice della pace fu la domenicana beata Colomba di Rieti, attiva a Perugia, che instaurò la riconciliazione tra i suoi compaesani. Senza dimenticare la beata Lucia di Narni, che partecipò misticamente alla passione di Cristo, segnata sul suo corpo dalle stigmate.

Il percorso suggerito attraversa Perugia, Assisi, Foligno, Montefalco, Cascia, Norcia e Narni. Alcune di queste cittadine cercano di affrontare e superare i terribili effetti dell’ultimo terremoto, offrendosi con un rinnovato entusiasmo ai visitatori e ai pellegrini. Perché l’Umbria sacra difende la sua secolare spiritualità, combinandola con un continuo aggiornamento per poter accogliere persone di tutte le età. Un'autenticità e un’integrità che questo territorio ha bisogno di mantenere, o di ricomporre in molti luoghi, per aprirsi, seppur con le sue ferite, a un'esperienza molto speciale.

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