ARTE & CULTURA

3 maggio 2019

Amici della Musica di Perugia: una stagione memorabile

di Roberto Vitali

 

Quella che sta volgendo al termine è senz’altro una stagione memorabile per gli Amici della Musica di Perugia.

Memorabile anzitutto per l’inaspettato abbandono del suo direttore artistico e animatore, il musicologo Alberto Batisti tornato nella sua amata Toscana, che però ha lasciato un ultimo cartellone davvero pregevole, come testimoniano la critica e soprattutto le code di appassionati che hanno spesso dovuto sperare in qualche rinuncia per poter accedere alla Sala dei Notari, al Teatro Morlacchi o alla Basilica di San Pietro.

Una stagione memorabile anche per le tante piacevoli conferme da parte dei grandi del pianoforte o della direzione nonché per diversi strepitosi talenti che hanno infiammato il sempre esigente pubblico perugino.

Ripercorrendo velocemente alcune di queste perle che abbiamo avuto la fortuna di ammirare non possiamo non partire proprio dal concerto inaugurale del 18 ottobre 2018 con il mastodontico Oratorio Le Stagioni di Haydn nella Basilica di San Pietro, realizzato in co-produzione con la Fondazione Brunello e Federica Cucinelli, che anche quest’anno a Solomeo ha magnificamente affiancato la Fondazione Perugia Musica Classica (sostenuta anche dalla Camera di Commercio per la Sagra Musicale Umbra) nella realizzazione di un cartellone di altissimo livello.

Gli applausi al termine del concerto inaugurale a San Pietro

 

Un evento decisamente sui generis è stato poi quello di Federico Maria Sardelli e della sua orchestra minimale Modo Antiquo al Cucinelli di Solomeo con L’affare Vivaldi, tratto dall’omonimo libro dedicato al miracoloso quanto “eroico” ritrovamento di centinaia di partiture originali del prete rosso.

Federico Maria Sardelli e la sua orchestra Modo Antiquo

 

Tra le gradite conferme agli 88 tasti abbiamo avuto la classe unica di Joaquin Achucarro, la straordinaria precisione di Pietro De Maria, la sempre misurata Mitsuko Uchida in un magnifico programma schubertiano e soprattutto il gigantesco e a tratti inquietante Grigory Sokolov che sabato 30 marzo, senza proferir verbo, ha offerto una indimenticabile esibizione con le ultime composizioni pianistiche brahmsiane.

Joaquin Achucarro acclamato al termine del suo concerto alla Sala dei Notari

 

 

Tra i nuovi talenti che si sono affacciati alla ribalta ricordiamo il piano di Alexander Melnikov, Filippo Gorini, Alexandre Tharaud, Alexander Kobrin e il violino incantato di Hugo Ticciati, impegnato anche nella veste di direttore nella sesta di Beethoven a San Pietro.

Enrico Bronzi applaudito al termine di uno dei suoi bis a San Pietro

 

 

Momenti di grande intensità si sono anche vissuti nel concerto (e nei bis) che ha visto impegnato al violoncello e con la bacchetta il nuovo direttore artistico degli Amici Enrico Bronzi a San Pietro, mentre assolutamente unica nel suo genere appena pochi giorni fa è stata l’esibizione del duo pianistico Marco Scolastra e Ramberto Ciammarughi che hanno offerto un sorprendente “viaggio” a cavallo tra classica e jazz, tra partitura scritta e improvvisazione al Cucinelli.

Marco Scolastra e Ramberto Ciammarughi

 

 

Gli ultimi due appuntamenti della stagione (info www.perugiamusicaclassica.com) sono entrambi interessanti, a partire da quello assolutamente inedito di venerdì 10 maggio quando al Teatro Morlacchi si esibiranno Rodrigo Costa Félix – il cui “Fados d’Amor” è stato premiato come miglior album di fado del 2012 -, Mario Pacheco (Guitarra Portuguesa), Miguel Ramos (Viola a sei corde) e Paulo Paz (Viola Baixo) in “A Noite Do Fado”, un quanto mai nostalgico viaggio nella canzone di Lisbona. Il Fado (fato, destino), nato tra i primi coloni portoghesi in terra brasiliana, ebbe i suoi anni d’oro a cavallo tra ‘800 e ‘900, per poi diffondersi nel mondo nel secondo dopoguerra grazie all’arte inimitabile di Amalia Rodrigues, la Rainha do fado, e avere quindi un ulteriore momento di visibilità internazionale con i Madredeus (che tuttavia i puristi non considerano autentico fado), protagonisti del fortunato film di Wim Wenders, Lisbon Story (1994). L’essenza del Fado, la saudade, quella malinconia inafferrabile, è ben espressa dai versi del grande poeta Fernando Pessoa: “La Saudade solo i portoghesi ce l’hanno, perché hanno una parola per dire che la possiedono.”

Rodrigo Costa Félix

 

 

Infine la chiusura della stagione 2018-2019 vedrà impegnata venerdì 24 maggio al Morlacchi la Budapest Festival Orchestra – per la quinta volta a Perugia dal 1999 - diretta dal suo fondatore Ivan Fischer, assieme al famoso pianista americano Emanuel Ax (vincitore nel lontano 1974 della prima edizione del premio Rubinstein) in un programma quanto mai vario e accattivante, che partendo da due delle più amate sinfonie rossiniane, quelle de La gazza ladra e de L’italiana in Algeri, passando attraverso il celebre Concerto mozartiano in sol maggiore K. 453, approderà alla Quarta Sinfonia in do minore «Tragica» di un Franz Schubert appena diciannovenne.

Emanuel Ax