OPINIONI

3 agosto 2017

Nestlé Perugina: “Pacta servanda sunt”, o no?

di Alberto Mossone

 

Nel c.s. di Nestlé  del 2 marzo 2016 si leggeva: “Potenziamento della posizione in Italia, sviluppo dell’export, ammodernamento del polo produttivo di San Sisto, ingresso di due manager di grande esperienza internazionale: questa la ricetta del Gruppo per lo storico marchio di Perugia  -Nuova prospettiva internazionale per Baci® Perugina®: è questo l’orizzonte in cui si muove il piano di sviluppo da oltre 60 milioni di euro iniziali in tre anni, le cui linee guida sono state presentate oggi dai manager di Nestlé Italiana ai sindacati presso la sede di Confindustria Umbria a Perugia”.

Il c.s. di Nestlé Italia del 27 luglio 2017, al termine del tavolo convocato al MISE esordisce così:

Procede secondo i tempi stabiliti il piano industriale Nestlé per Perugina - 60 milioni di euro per ammodernare gli impianti produttivi, sostenere il marchio Perugina sul mercato domestico e sviluppare l’export - e il piano occupazionale che ne è parte integrante. Incoraggianti i primi risultati sul mercato italiano, in particolare con il rilancio delle tavolette Tablò e dell’export di Baci Perugina, pralina ambasciatrice del Made in Italy prodotta esclusivamente a Perugia.

Ma all’interno del testo è scritto anche:

“l’azienda non intende fare alcun passo indietro rispetto agli accordi del piano industriale e del piano occupazionale sottoscritti nel 2016 con i sindacati” ….“Nestlé pertanto accoglie con favore il percorso di confronto proposto dal Vice Ministro Bellanova per affrontare fattivamente tutti i temi emersi. Al termine di questo percorso Perugina continuerà comunque a dare lavoro a oltre 600 persone, confermandosi secondo player del mercato del cioccolato in Italia per numero di occupati e San Sisto come lo stabilimento di Nestlé con il maggior numero di addetti nel nostro Paese”.

Al di là di una formale dichiarazione di non voler fare alcun passo indietro, Nestlé, pur non facendo cenno ai 340 esuberi proposti negli incontri, mette quindi nero su bianco che al termine del piano,sebbene  avviato con risultati positivi in questi primi 17 mesi,  a S. Sisto ci sarà lavoro solo per 600 persone.

Se i dipendenti della IBP in Umbria a fine 1984, due mesi prima dell’acquisizione da parte di De Benedetti, erano 2.974, non sappiamo quanti  fossero   a marzo 1988, al momento dell’acquisto da parte di Nestlé, ma certamente le 600 persone indicate oggi, dopo quasi 30 anni di gestione da parte di Nestlé, sono la testimonianza di una continua strategia di ridimensionamento di marchi, prodotti, organici, fino a trasformare il ”polo produttivo di S. Sisto” (così definito nel c.s. del 2 marzo 2016  di Nestlé Italia) piuttosto in una “fabbrichetta da sottoscala”, come  ha sostenuto la RSU aziendale.

 Questo è  il commento ( pubblicato dall’ANSA) della Presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, al termine del tavolo convocato al MISE :

"L'incontro di oggi è stato particolarmente importante e ringrazio il ministero dello Sviluppo Economico e la viceministra Teresa Bellanova per aver convocato questo Tavolo. Un Tavolo che avevamo chiesto affinché fosse il luogo del confronto, con un approccio che è quello di costruire un percorso industriale per lo stabilimento della Perugina, la realtà industriale più significativa di Perugia, che non dovrà rappresentare solo la sua storia al passato, ma il futuro": lo ha affermato la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, al termine della riunione che si è tenuta stamani al Mise sul futuro dello stabilimento. "Dunque ciò che dobbiamo fare è lavorare - ha proseguito la presidente - affinché vi sia una prospettiva industriale e non ragionare solo di esuberi e ammortizzatori sociali".

Questa è la valutazione  del giornalista Emanuele Scarci del Sole 24 Ore, pubblicata sul suo blog il 28 luglio:

“Probabilmente il management di Nestlé Italia era convinto nell’aprile 2016 che il lancio internazionale dei Baci Perugina potesse realizzarsi in un arco di tempo compatibile con la fine degli ammortizzatori sociali a San Sisto, giugno 2018. Ma poi hanno cambiato idea: i progressi ci sono ma c’è bisogno di altro tempo”.

Condivido la posizione della Presidente Marini ed anche la valutazione   di Emanuele Sirci, che  però  sul suo blog si pone anche questa domanda:

“Quanto ha pesato il cambio di management a Vevey  sui 340 esuberi di San Sisto? E’ esagerato correlare l’insediamento del nuovo ceo  Ulf Mark Schneider con la micro  vicenda di Perugina (340 esuberi), ma il cambio al vertice è stato fatto proprio per recuperare risorse e profittabilità da una macchina, la Nestlé, che non corre più. Compresa la vendita delle attività dolciarie negli Stati Uniti”.

L’AIDEPI, Associazione dei Produttori di Dolce e di Pasta italiani, all’assemblea annuale del 4 luglio ha presentato i dati sull’andamento del mercato dolciario nel 2016, evidenziando tra l’altro:

“L’Industria dolciaria italiana ha proseguito la propria marcia anche  nel 2016 e con risultati certamente apprezzabili. Ne sono la dimostrazione le cifre che quantificano volumi e valori della produzione, nonché quelle relative all’export e all’apertura internazionale del comparto”

Il comparto dolciario è certamente un settore “maturo”, ma anche le recenti acquisizioni di Barry Callebout in Italia e di Ferrero negli Stati Uniti (proprio di rami d’azienda Nestlé) dimostrano che è un settore del manifatturiero dove ancora si possono fare utili, se si hanno piani industriali seri e credibili, con strategie ed obiettivi di lungo periodo, affiancati da reali investimenti a supporto delle politiche di marketing e distributive in essi  indicati.

In sintesi il mercato del cioccolato tira, il piano di sviluppo del 2016 è partito bene e ha già dato risultati positivi,  Nestlé  dichiara di voler dare continuità al piano, allora  perché propone 340 esuberi? Perché c’è stato nel frattempo un cambio di strategia, come ipotizzato da Sirci?

Con questo scenario di riferimento ci sono a mio giudizio ci sono due sole strade possibili:

A:  Anche se “Pacta servanda sunt” non è oggi più  di moda (vedi la nazionalizzazione dei cantieri  di Saint Nazaire decisa da Macron),  se Nestlé, come dichiara,  volesse rispettare gli accordi presi solo 17 mesi fa, riscriva un nuovo piano presentandolo in dettaglio e non per titoli  e slogan come lo scorso anno  al tavolo del 27 settembre prossimo, rinunciando ai minacciati esuberi.

B: Nestlé ammetta di aver cambiato strategia e metta sul mercato il ramo d’azienda Perugina e tutti i suoi asset (i brand e lo stabilimento di S. Sisto inclusi), perché certamente ci saranno degli investitori interessati a rilevare questa importante realtà del Made in Italy e a rilanciarla nel mercato nazionale e in quello globale.

 

alberto.mossone@gmail.com



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