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31 dicembre 2011

Accesso al credito: una montagna da scalare

di Diego Aristei

L’accesso al credito rappresenta una delle priorità del governo guidato dal presidente del consiglio Mario Monti per ridare ossigeno alle piccole e medie imprese (pmi). Con le misure varate recentemente, il fondo per le piccole imprese è stato potenziato fino a 20 miliardi. Eppure i dati forniti recentemente dalla Banca d’Italia non lasciano scampo: la difficoltà di accesso al credito è continuata per un periodo più lungo di quanto previsto soprattutto per prestiti inferiori al milione di euro che interessano in gran parte proprio le pmi. Secondo Unioncamere il 37% delle pmi ha riscontrato condizioni non favorevoli di accesso al credito mentre il 40% ritiene che nei prossimi mesi queste condizioni resteranno costanti. Ma un imprenditore su cinque pensa che l’accesso al finanziamento possa peggiorare ulteriormente nei prossimi sei mesi. ‘’Un imprenditore su tre – si legge nel rapporto Unioncamere - giudica le condizioni meno favorevoli rispetto a sei mesi fa”. A peggiorare la situazione, la criticità del sistema bancario italiano. L’allarme è stato dato dal presidente della Consob Giuseppe Vegas: “Attenzione – ha chiaramente detto il numero uno della Commissione nazionale per le società e la Borsa – non c’è liquidità, così l’Italia rischia il fallimento”. I numeri dicono che l’8,1 % delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi per la difficile congiuntura economica non riesce a far fronte al proprio fabbisogno finanziario. La gestione di accesso al credito da parte delle banche per le pmi si sta dimostrando troppo rigida. Le istruttorie, poi, sono troppo pretenziose e le pratiche spesso negate. E quando i crediti vengono concessi sono inferiori a quelli richiesti dalle imprese in difficoltà. Se poi sono i giovani a gestire proprie aziende, la situazione oltre che difficile diventa paradossale. Come è capitato a Gabriele Guarnieri che insieme a Simone Pastorelli e Carlo Maria Natalicchi hanno fondato dieci anni fa Fattoria Creativa, azienda perugina che offre servizi legati al mondo della comunicazione pubblicitaria. Partiti con 30mila euro concessi da un istituto di credito, grazie alle garanzie dei genitori, i tre di strada ne hanno fatta, e molta. Adesso possono spendere la loro credibilità con un parco clienti di primo livello sia per quanto riguarda gli enti locali che i privati. Insomma la crescita c’è stata. L’impresa gode buona salute, dà lavoro a una decina di persone e nonostante la crisi non ha fatto ricorso alla cassa integrazione. Insomma un’isola felice, visti i tempi. Ma per la banca, la stessa di dieci anni fa, le cose non sono cambiate al punto che ancora oggi chiedono garanzie ai genitori dei tre soci fondatori di Fattoria creativa. “Il principale problema delle banche – afferma Guarnieri – è guardare troppo al passato, non c’è l’attenzione alla reale proposta, all’idea innovativa. Contano solo i numeri, i costi, i ricavi. Anche la legge regionale 12 del 1995 finalizzata al sostegno dell’imprenditoria giovanile appare un po’ troppo macchinosa”. Il livello di qualità creditizia è quasi sempre correlato allo sviluppo economico del territorio. Un sistema creditizio particolarmente efficiente è fondamentale per superare la crisi attuale. Soprattutto per chi deve riposizionarsi puntando sul contenimento dei costi e sull’innovazione. Stretto rapporto tra banca e imprenditore. Dovrebbe essere la norma ma le cose molte volte non stanno così. Emiliano Nuzzo, amministratore delegato di Verto Group, azienda con sede a Torgiano specializzata nei servizi di assistenza linguistica come traduzioni e interpretariato e in servizi complementari ad alto valore aggiunto (i suoi collaboratori stanno lavorando alla traduzione di importanti documenti per la rogatoria internazionale che riguarda l’ex presidente dell’Egitto Hosni Mubarak), può dirsi fortunato. “Operiamo – dice – con una filiale di un grande istituto di credito che ha subito creduto in noi. Ascolta, analizza e trasferisce al centro decisionale le nostre idee imprenditoriali”. Nuzzo, nonostante la sua giovane età vanta importanti esperienze in aziende di altissimo livello. La Verto Group nasce nel 2010. Una start-up anomala nel senso che le persone che ne fanno parte già lavoravano per agenzie di traduzione. “Questo ha fatto sì che avessimo già un parco clienti decisivo per partire con il piede giusto. Il capitale con il quale abbiamo iniziato questa avventura era di 50mila euro fondamentali a coprire le necessità del primo anno. Grazie ai positivi risultati siamo quindi riusciti ad avere linee di credito. Poter ottenere un finanziamento è complicato – sottolinea ancora Nuzzo. – È necessario autofinanziarsi. Le banche non hanno voglia di correre rischi elevati. Il primo anno è veramente difficile. Per non rischiare è necessaria quella che io chiamo una “dote” di partenza elevata. Se un giovane imprenditore non ha le spalle coperte è destinato all’insuccesso”. “Chi vuole mettere su una impresa – spiega invece Guarnieri - deve puntare sulla qualità del lavoro ma anche sul servizio che vuole offrire. Al sistema creditizio si chiede maggiore ascolto alle proposte, alle idee. Non solo, semplicemente, guardare il bilancio L’accesso al credito a volte è difficoltoso – conclude Nuzzo – perché non sempre il personale è adeguato al ruolo che deve ricoprire. Nelle banche ci sono sempre più venditori che consulenti”. L’Italia ha bisogno di uno slancio e di una spinta verso il futuro. Le piccole e medie imprese sono pronte a scendere in campo per vincere l’ennesima sfida. Occorre però tagliare lacci e lacciuoli.