Giornata dell'economia 2015

I potenziali di crescita inespressi

I potenziali di crescita inespressi della  provincia di Perugia sono al di sotto della media nazionale:  siamo 43 esimi nella graduatoria nazionale, Terni è 39esima

Al fine di interpretare meglio le dinamiche di crescita dell’economia provinciale ed individuare correttamente le motivazioni della mancata crescita del territorio, è stato realizzato un modello statistico relativo ai potenziali di crescita inespressi del territorio che si basa su tre componenti fondamentali nell’economia:

l’intensità del lavoro, data dal numero medio di ore lavorate computando anche le persone in cerca di occupazione e gli inattivi disponibili a lavorare. Tale indicatore rappresenta piuttosto fedelmente l’intensità della produzione di un territorio, nonché la capacità delle famiglie di attivare il ciclo economico attraverso i consumi;

le infrastrutture economiche (rete stradale, ferrovie, aeroporti, reti energetico-ambientali, servizi a banda larga, strutture per le imprese), rappresentative della capacità di un territorio di supportare l’attività economica riducendo le esternalità negative per le imprese;

l’operatività creditizia, data dal rapporto impieghi su depositi, che indica l’intensità del circuito economico attraverso il contributo delle risorse immesse.

L’indice, ottenuto attraverso la combinazione dei suddetti indicatori, risulta essere nella provincia di Perugia pari a 94,5, leggermente più basso che nella provincia di Terni (95,7) ed inferiore di 5,5 punti rispetto all’indice base Italia=100. Pertanto la provincia di Perugia si colloca al 43esimo posto nella classifica nazionale per potenzialità inespresse, dietro anche alla provincia di Terni, che occupa invece il 39esimo posto. 

Per concludere, dunque, la provincia di Perugia risulta avere complessivamente un potenziale inespresso medio-basso, migliorabile in particolare con riferimento alla dotazione infrastrutturale che potrebbe avere un ruolo più significativo nell’attrazione di investimenti dall’esterno.

 

Combinando tra loro le direttrici dell’evoluzione e integrando i processi di crescita e sviluppo, si perviene alla costruzione di una matrice di sensibilità al ciclo economico generale.

La finalità di tale analisi è quella di cogliere segnali positivi di evoluzione dell’economia locale che anticipino le tendenze future del mercato.

La provincia di Perugia è scarsamente sensibile all’evoluzione del ciclo economico generale. e presenta un indice sintetico relativo alla sensibilità del ciclo economico di livello medio-basso, in termini assoluti pari a 75,8, quindi di 24,2 punti inferiore al dato medio nazionale (100) , tale da posizionarla al 58esimo posto tra le province italiane (Terni è al 63esimo posto della stessa classifica).

Ponendo come base 100 il valore medio italiano, vi sono alcuni aspetti rispetto ai quali la provincia appare particolarmente reattiva; si tratta dell’apertura del turismo agli stranieri (93,1), del livello di benessere raggiunto dalle famiglie (98,7) e del livello di redditività delle imprese (82).

L’unico indicatore in cui la provincia raggiunge un valore più alto (109,5) rispetto alla media nazionale riguarda le caratteristiche del mercato.

I fattori che posizionano la provincia tra quelle a bassa sensibilità al ciclo economico sono senza dubbio la scarsa apertura verso il commercio estero, la carenza di infrastrutture adeguate e un tessuto di imprese non particolarmente innovative ed aperte alle nuove tendenze.

Il comparto culturale, che rappresenta uno dei pochi settori in crescita dell’economia nazionale, rappresenta un’importante volano anche per l’economia perugina poiché i prodotti dell’artigianato locale, il cibo locale e la moda diventano sempre più essenziali nelle strategie di place branding e di promozione dei territori.

Giorgio Mencaroni: ”Ciò che serve alle imprese perugine è trovare un proprio “ruolo” sui mercati internazionali in tutti i passaggi, dalla produzione alla vendita, per essere competitive a livello globale”.